I VIAGGI DI WLADIMIR – AUSTRALIA PARTE 2

da | Apr 15, 2016

Continua l'intervista a Wladimir che racconta della sua avventura australiana alla ricerca della felicità.

L’Australia nel cuore

Con questa seconda parte (vedi primo articolo) si conclude l’intervista a Wladimir che ci racconta la sua esperienza in Australia. il primo di una serie di grandi viaggi alla ricerca della felicità.

Intervista – Seconda parte

VB – Come si svolgeva la giornata tipo?

Wl – Sveglia alle quattro. Per scelta dormivo in macchina. L’auto di Martin mi permetteva di farlo ed io mi sentivo bene così. Per colazione un piatto di pasta e poi quaranta minuti di furgone con tutti gli altri ragazzi. Il lavoro nei campi iniziava alle sei e durava dodici ore. Dopodiché viaggio di ritorno, il tempo di una doccia, di mangiare qualcosa, fare due parole con i personaggi che c’erano e poi a letto. Ho fatto questa vita per quarantacinque giorni.

VB – Hai dormito in macchina per quarantacinque giorni, eri a metà strada. E poi?

Wl – A quel punto i ragazzi della bici stavano arrivando a Sidney, quindi io mi spostai per trovare un posto dove poter lavorare tutti insieme. Trovai una farm dove si raccoglievano le mele a Orange. Così riuscii a trascorrere i successivi quarantacinque giorni raccogliendo mele con i miei amici. Un lavoro pesante ma sicuramente più gestibile rispetto alla raccolta di angurie.

VB – Siamo arrivati finalmente alla scadenza dei novanta giorni. Eri libero!

Wl – Si, ero libero ed infatti partii insieme a Martin e alla sua jeep, carica di almeno mezzo quintale di mele rubate alla piantagione. Per due mesi girammo alla scoperta prima del sud est e poi del nord Australia. L’auto fu la nostra casa per tutto quel periodo. Dormivamo tranquillamente entrambi in macchina, avevamo un tavolino e poi anche un fornellino da campeggio. Ce la siamo cavata con molta semplicità.

VB – Sono passati quasi sei mesi dal tuo arrivo in Australia.

Wl – Cinque mesi e mezzo. A quel punto decisi di tornare a Brisbane ma sentivo che qualcosa dentro di me iniziava a cambiare. La pressione che i miei genitori continuavano ad esercitare era veramente molto forte ed io non riuscivo a tagliare completamente i ponti con loro, finché un giorno cedetti e presi il primo volo per tornare in Italia. In più devo ammettere che dopo quel periodo così intenso, ritrovarmi solo senza i miei amici, nell’ostello di Brisbane, luogo in cui tutto era partito, mi fece sentire terribilmente solo. Questo accelerò la mia decisione di tornare.

VB – Ricordo che in quegli ultimi giorni eri veramente in crisi nera. Era solo per la questione con i tuoi genitori o avevi anche questioni di cuore in sospeso?

Wl – Avevo una questione di cuore a mezz’aria ma il motivo principale del mio cedimento fu dovuto al rapporto con i miei genitori. Mi rammaricavo del fatto che non capissero fino in fondo la mia scelta e così fu un po’ come se non mi avessero mai fatto andare via.

VB – A questo punto vorrei chiederti quali sono i ricordi per te più significativi di quel periodo.

Wl –  Il corso d’inglese: mi permise di conoscere un sacco di persone stupende e anche di innamorarmi di una di loro, una ragazza sud coreana. Era completamente piatta e non provava nulla per me ma trovai ugualmente bello il fatto di averci provato.

Un altro momento molto bello fu quando mi ritrovai da solo a guidare l’auto di Martin alla ricerca di un posto di lavoro. Guidare a destra, dall’altra parte del mondo, con i canguri che ti attraversano la strada e con orizzonti infiniti, non ha davvero prezzo. Mi sentivo libero, sereno e spensierato.

Ho un ricordo bellissimo anche dell’incontro con Julienne, il mio amico ciclista parigino. Era via da casa da oltre due anni. Grandissimo ed estremo viaggiatore, romantico e passionale. Ricordo la prima volta che lo vidi, stavo mangiando un gelato al McDonalds durante una delle mie sessioni Skype quando arrivò con una mountain bike tutta arrugginita. Aveva addosso quattro stracci e un paio di scarpe nere con dei buchi enormi sulle punte. Come borse aveva dei cesti di vimini legati assieme con delle camere d’aria e una tenda di plastica cucita a mano. Ma la cosa che più di tutto ricordo di quell’incontro fu il formaggio che custodiva gelosamente da oltre una settimana a temperature che arrivavano a superare i trentacinque gradi!

Un gran momento che ricordo è legato al periodo in cui fummo tutti assieme nella farm a accogliere mele. Io, Martin, la sua ragazza Amandine e Julienne. Fantastico…

VB – A questo punto ti devo fare la fatidica domanda: lo rifaresti?

Wl – Si, si, assolutamente si.

VB – Cosa consiglieresti a chi volesse fare un’esperienza simile alla tua?

Wl – Consiglierei di organizzare la cosa in modo più attento rispetto a quanto non abbia fatto io e di non avere troppi pregiudizi o porsi limiti. Un esempio può essere dato dal fatto che io ero partito con alcuni preconcetti tipo quelli di isolarmi e non avere contatti con gli italiani. In realtà, soprattutto all’inizio, i miei connazionali mi hanno aiutato molto.

VB – Cosa ti andrebbe di dire a chi è titubante rispetto al concetto di cambiamento?

Wl – Bella domanda…credo che se una persona ha il desiderio di fare una cosa prima o poi deve mettersi in condizioni di poterla fare, perché il rimpianto può essere una brutta cosa con cui confrontarsi. L’esperienza in se ha già un valore indipendentemente dal fatto che il risultato possa essere positivo o negativo.io volevo fare un’esperienza di vita e ci sono riuscito.

VB – Hai quindi chiuso i tuoi conti con l’Australia?

Wl – Non esattamente. Ho ancora un conto bancario aperto con circa quattromila dollari. Ho provato più volte a chiuderlo dall’Italia, parlando con delle signorine simpatiche per telefono ma quando poi arrivo al dunque non procedo. Mi blocco. Penso che lo terrò aperto, anche a costo di rimetterci i soldi. Non si sa mai. Non m’interessa dei soldi.

VB – Oggi che fai?

Wl – Oggi lavoro, sono tornato più o meno alla vita di prima anche se mi ritaglio sempre del tempo per fare esperienze di viaggio.

VB – E’ cambiato il tuo modo di viaggiare dopo l’Australia?

Wl – Certo che sì. Ora il mio modo di viaggiare rispecchia la mia personalità. Viaggio in modo molto basico, con la voglia di esplorare e di capire. Soprattutto quello che cerco di capire è come mai in tanti posti che visito la gente abbia ancora voglia di sorridere. La bicicletta è diventata la mia fida scudiera e praticamente la imbarco sempre durante i miei viaggi. Ad oggi ho raggiunto circa dodicimila chilometri in bicicletta in giro per il mondo, faccio almeno due viaggi importanti in un anno e molti altri minori intermedi.

VB – Hai progetti in corso?

Wl – Si, voglio essere felice.

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