Dopo parecchio tempo passato a sentire elogi, apprezzamenti e dichiarazioni d’amore per la propria città, ho ceduto all’invito di un amico e sono andato a trovarlo a Gaeta.

Come per altri resoconti di escursioni, nemmeno mi sogno di sostituirmi a Wikipedia raccontando di date, fondazioni, papi, re e vip passati per Gaeta. Mi “limito” a riportare le sensazioni, le vibrazioni e le emozioni trasmesse da un luogo che visito per la prima volta.

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Dov’è il Golfo di Gaeta

Sembra una domanda da terza elementare ma alcuni amici, alla notizia del mio imminente viaggio, hanno storto la bocca chiedendomi perché e dove. Mi è sembrato abbastanza chiaro che per molti Gaeta risulta un po’ come il mitologico Molise o la Basilicata,

del tipo “Forse ne ho sentito parlare ma non sono sicuro che esista”.

Faccio outing di ignoranza geografica ammettendo che fino a poco tempo fa pensavo che Gaeta fosse in Campania.

Effettivamente Gaeta è a due passi dalla Campania ma ancora nella regione Lazio, in provincia di Latina. Il paese medievale si trova sulla punta del golfo di Gaeta che è effettivamente a nord del golfo di Napoli, a circa cento chilometri sia dalla città partenopea che da Roma capitale.

Gli abitanti di Gaeta ci tengono molto a definirsi Gaetani, evitando accuratamente di essere accomunati a Romani o Napoletani.

Per chi ha fatto la leva obbligatoria come me, il nome Gaeta, assieme a quello di Peschiera del Garda, ricorda severe e amene minacce di reclusione. Vedremo poi perché

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Gaeta cosa c’è da vedere

In realtà molto. Gaeta offre sé stessa ai turisti amanti del mare e della natura cosi come agli appassionati di arte e architettura antica.

È una cittadina fortemente caratterizzata da un aspetto medievale, il cui grande simbolo è rappresentato dal castello che si erge sulla sommità dell’abitato. Come accennavo, Gaeta per i militari è un nome che ha sempre risuonato minacce e timori. Per anni il castello è stato infatti sede di carcere militare. In parte oggi viene impiegato come sede della scuola nautica dei finanzieri e come sede universitaria. Sentendo i Gaetani però è ancora in fase di definizione il cosa farne per il futuro. Classicone all’italiana.

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Il castello di Gaeta può, a mio parere, essere usato come metafora per descrivere l’aspetto odierno di tutta la città. Un insieme di stili, un’intersezione di componenti architettonici figli di epoche progressive e politiche diverse.

Usando il linguaggio della strada mi sentirei di dire che è un vero casino, ma con intenzioni positive. Si vedono muri medioevali appoggiati a costruzioni del settecento incastonate a loro volta su resti ancora più antichi o moderni. Anche questa è la grande ricchezza del nostro paese.

Passeggiando per i vicoli, qua e là e nemmeno so bene perché, mi sono ricordato immagini della città di Rodi e delle sue vie dei templari. Invece capisco bene il perché Gaeta mi ricordi molto da vicino i paesi liguri delle Cinque Terre. Un gemellaggio fra Gaeta e Lerici? Sarebbe possibile.

C’è poi quella strada che scende in mezzo al paese a forza di strettissimi tornanti che mi ricorda tantissimo Lombard Street di San Francisco (lo so che non c’entra niente ma che volete farci…)

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Gaeta cosa vedere e fare.  Secondo me Gaeta gode di altri tre particolari punti di forza:

  • il Monte Orlando, grande polmone verde sopra la città con panorami mozzafiato e il Mausoleo di Lucio Munazio Planco.
  • Le spiagge di sabbia finissima e con il colore del mare dal grande effetto
  • La Tiella, questa particolare e deliziosa specialità tipica di Gaeta

Le spiagge mi hanno particolarmente colpito e convinto per qualità dei servizi e pulizia in generale, nonostante l’alta, e direi fortunatamente ovvia, concentrazione di turismo.

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Un’ altra particolarità di Gaeta sono le moltissime chiese, molte delle quali accessibili mentre altre chiuse o in abbandono.

L’ultimo tratto del lungomare Giovanni Caboto, in prossimità del Santuario della Santissima Annunziata, in particolare modo al tramonto offre una vista su Gaeta medievale assolutamente impareggiabile.

Detto sinceramente, parlando appunto di sensazioni personali, fuori dal centro storico, soprattutto sulla strada che porta a Formia, la zona non mi ha fatto impazzire. La cementificazione degli anni ‘50 e ‘60 e un generico senso di disordine creano un contrasto fastidioso con la qualità e la potenzialità della natura.

Come dicevo pero è più un problema personale visto che gran parte dell’Italia versa in simili situazioni di contrasto.

Il fatto è che sognare non costa nulla e sognare la bellezza a occhi aperti poi è più che un diritto, quasi un dovere.

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Quindi Gaeta supera il blues test? Direi di si.

Tornerei a Gaeta? Visto la qualità del mare e di tutto quanto descritto credo proprio ci rivedremo presto.

 

 

 

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