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L’Australia nel cuore

Wladimir è di sicuro stato il mio primo cliente come Counselor. A sua insaputa…

Le nostre vite si incrociarono anni fa in ambito professionale. Un bravo e titolato ingegnere.

Dopo poche ore capii che quel lavoro non faceva per lui e forse nemmeno quei titoli. Non che fosse stupido, tutt’altro. Wladimir era ed è un giovane sveglio, attendo, brillante. Semplicemente a mio modo di vedere aveva sbagliato studi. In capo a poco tempo arrivai a dirglielo e lui mi rispose, col sorriso di sempre, che forse avevo ragione e che aveva iniziato a capirlo da se.

La nostra collaborazione finì di lì a poco più di un anno, quando lui chiese un periodo di aspettativa alla nostra azienda e si ritrovò imbarcato in una grande avventura all’altro capo del mondo.

In questa nuova sezione di Viaggioblues.it riporterò alcuni brani tratti da video chiamate, telefonate dall’estero e interviste fatte in questi ultimi anni con Wladimir, un uomo che non ha ceduto alle lusinghe della carriera e del posto sicuro (comprovate muse bugiarde e dannose) facendo di testa sua, sposando l’avventura e la bicicletta, alla ricerca di se stesso, della serenità e di una casa.

Intervista – Prima parte

VB – Allora cosa ti ha spinto a mollare tutto per l’Australia?

Wl – La voglia di fare qualcosa che da sempre sognavo e non avevo mai avuto il coraggio di fare. L’Australia in particolare perché volevo fisicamente allontanarmi da tutto e da tutti, compresa la mia famiglia. Un luogo così lontano ero certo che avrebbe reso molto complicati eventuali contatti. Avevo anche bisogno di confrontarmi con un territorio che avesse una vastità oltre la mia vista e che mi permettesse di usare molto di più l’immaginazione. Da piccolo quando sfogliavo l’atlante, che era la cosa che più di tutto mi piaceva fare, era senza dubbio uno dei posti che di più mi incuriosiva.

VB – E’ arrivata prima l’idea di trasferirti o quella dell’Australia?

Wl – Quella di trasferirmi. Ovviamente quando ho dovuto pensare al dove, come ho già detto, ho trovato subito l’Australia nel cuore.

VB – Come capita a molti anche tu sei arrivato al punto di dire “Non ce la faccio più, mollo tutto”? Cosa hai voluto dimostrare e a chi? Chi ti ha supportato e chi invece contrastato?

Wl – Ero arrivato al punto di saturazione, al punto di non ritorno. Prima di tutto volevo dimostrare a me stesso di potercela fare. Poi anche ai miei genitori volevo dare un messaggio che la vita che stavo facendo non rispecchiava la mia personalità e le mie caratteristiche. Fra i due mia madre tutto sommato mi ha supportato mentre mio padre ha sofferto molto di più per la mia decisione. Al tempo speravo di riuscire in qualche modo a rieducarli, a far capire loro che un titolo di studio ed una vita preimpostata non potevano essere l’unica retta via. Storicamente a me non piacciono le linee dritte ma preferisco le curve.

VB – Di quel periodo ho un ricordo molto cinematografico. Un’immagine in particolare, legata alle nostre chiamate via Skype di te parcheggiato, con quella Jeep presa in prestito, fuori dal Mc Donald’s per agganciarti alla rete Wi-Fi.

Wl – In realtà io la vedo anche come una immagine molto comica perché almeno c’era il vantaggio dei trenta centesimi del gelato. Era grazie a quel gelato che non mi sentivo uno scroccone. Non ho mai usato la rete del signor Mc Donald’s a titolo gratuito!

VB – Ok proviamo però a fare un passo indietro e a ricostruire cronologicamente la tua avventura dall’altra parte del mondo. Qual’è stata la tua prima preoccupazione appena sbarcato laggiù?

Wl – Quando arrivai all’aeroporto di Golden Coast, Brisbane, mi misi alla ricerca di un posto dove poter dormire e di cercare di capire come diavolo parlava quella gente. Non capivo letteralmente nulla.

VB – Cioè fammi capire. Non avevi organizzato niente?

Wl – Esatto, è proprio così. Durante lo scalo in Malesia tramite internet feci una ricerca trovando l’ostello più economico, da bravo barbone quale sono. Quella fu la mia casa per il primo mese e mezzo in Australia. Durante quel periodo conobbi davvero molta gente, frequentai un bellissimo corso di inglese ed infine lavorai anche come pizzaiolo e lavapiatti. Questo lavoro in una pizzeria italiana lo trovai grazie alla prima rete di conoscenze che stabilii nei primi giorni.

VB – Che permessi avevi?

Wl – Avevo il permesso come lavoratore e studente per un anno. Dopo quel primo mese e mezzo venni a conoscenza della possibilità di estendere il visto per un ulteriore anno. Avrei dovuto però lavorare per novanta giorni nel settore primario partendo da subito. Ormai ero deciso a prendere quella strada perché mi avrebbe poi concesso più tempo per cercare un lavoro magari più vicino alla mia formazione.

VB – Quindi la tua nuova esperienza come partì?

Wl – Iniziò tutto conoscendo per caso Martin, un ragazzo altoatesino. Con lui avevamo deciso di fare un lungo giro in bicicletta ma per rispettare la scadenza dei novanta giorni non avevo altro tempo da perdere per cui Martin partì in bici con la sua ragazza francese lasciando a me l’auto, una grande jeep. Dopo un paio di prove in giro per Brisbane con lui, caricai i miei quattro stracci e partii, ritrovandomi in meno di quarantottore a guidare nel nulla e completamente da solo. Un tizio italiano mi aveva dato l’indirizzo di un suo cugino che gestiva una farm nei pressi di Forbes nel Nuovo Galles del sud.

VB – Fino ad ora non hai mai citato le istituzioni. Non hai mai usato enti, uffici?

Wl – No, mai. Non è facile come potrebbe sembrare. In realtà fra viaggiatori funziona molto meglio. Ci si capisce e ci si aiuta molto di col passaparola e con una pacca sulla spalla rispetto a collegarsi su un sito internet per trovare un lavoro.

VB – Quindi come è andata la tua spedizione?

Wl – Per prima cosa devo dire che in macchina avevo del pesce lasciato da un’amica sudcoreana dell’ostello. Avrei dovuto consegnarlo a lei quando ci saremmo rivisti. Mi rimase in auto per dieci giorni; puzzava come un cadavere! Inoltre avevo una decina di borse di altri amici con cui poi avrei fatto il giro in bici. Sistemate queste cose, il mio contatto italiano mi presentò a Gas, un Rasta, informatico pentito che un giorno ha iniziato a camminare a piedi scalzi, a fumare canne una dietro l’altra e a bere litri di birra. Nonostante questo comunque Gas era molto lucido e anche sensibile.

VB – Quindi Gas era un po’ il caporale della situazione. Quindi che è successo?

Wl – Gas mi fece fare un corso sulla sicurezza per l’attività di raccoglitore di angurie. Un lavoro che ho eseguito per una quindicina di giorni dopo di che Gas mi prese giustamente in disparte per dirmi che quello non era un lavoro adatto a me. Con tutta la mia buona volontà era comunque evidente che i risultati scarseggiavano. Il mio fisico non era proprio il più adeguato per quell’attività, i miei compagni di avventura erano in maggior parte energumeni che si lanciavano angurie come fossero noccioline. Gas fu comunque molto gentile perché mi diede una seconda opportunità inserendomi nella squadra addetta allo stoccaggio delle angurie. Un lavoro in se noioso ma allietato dal fatto che ero circondato da donne.

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