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Chissà perché ma Gran Canaria mi ha sempre invitato ad essere visitata in modalità radiale, dall’esterno verso l’interno seguendo le vie dei suoi barrancos, i canyon che caratterizzano l’isola.

È giunta l’ora di fare un girotondo e di seguire, per quanto possibile, il perimetro della grande isola Canaria.

La partenza è da Anfi, ad Arguineguin, proseguendo verso sud ovest, attraversiamo la vivacissima Puerto Rico e le spiagge di Amadores e El Tauro. Al Puerto di Mogán non passiamo, salendo direttamente verso il Pueblo di Mogán, con il suo caratteristico municipio dalle architetture spudoratamente nordiche.

La prima tappa è Aldea ma per arrivarci bisogna percorrere una strada che definire spettacolare non le da giustizia. Asfalto liscio, strisce bianche perfette e una quantità di curve e panorami da perdere la testa.

Amanti della guida avete trovato il paradiso.

Per voi che soffrite il mal d’auto si profila decisamente l’inferno senza passare dal purgatorio.

Lasciate ogni speranza o voi che andate oltre Mogán.

Aldea de San Nicolás merita una visita. A questo paese non manca nulla, sembra di stare in Svizzera, un sacco di banche, cartelli e indicazioni per qualsiasi cosa, piste ciclabili perfette, panchine e fiori. Da italiano quasi mi fa rabbia.

Poi si scende al mare fino alla Playa de Aldea, una vera chicca dove poter fare il pieno di natura e tranquillità. Anche qui come al pueblo non c’è traccia di palazzoni o strutture turistiche.

Playa de Aldea, vista dal molo, appare proprio come un villaggio di pescatori, con tanto di ristorantino praticamente sulla spiaggia. Come dicevo, qua le grandi opere di ricettività turistica non hanno ancora preso piede perché non è facilmente raggiungibile, anche se in realtà arrivando da Las Palmas non è un’impresa come risalire da sud. Sicuramente più scomodo il collegamento per l’aeroporto.

Tuttavia qualche angolo di costa intatto, che sia per un motivo o per l’altro, non può fare che bene ad un’isola che di cemento ne ha visto fin troppo. Discorso più o meno analogo lo si può fare per Puerto de las Nieves che, pur essendo molto facilmente raggiungibile dalla capitale, è del tutto “de-ecomostrizzata”.

Puerto de las Nieves è nota per almeno un paio di cose: il porto che collega Gran Canaria con le altre isole e El dedo de Dios, il dito di Dio, o quel che oggi resta. Il titolo altisonante che porta non è esclusivo, in diverse parti del mondo infatti se ne può trovare uno e, quasi sempre, si tratta di formazioni naturali, come rocce la cui forma ricorda quella di una mano col dito indice rivolto verso il cielo ad indicare “i piani alti”.

Ad Agaete il Dito è rappresentato da uno scoglio della baia. Il tempo e le mareggiate lo hanno decisamente menomato ed oggi, se non fosse per le guide o i cartelli, difficilmente si potrebbero fare correlazioni con l’Altissimo.

In realtà poi ad Agaete Puerto de Las Nieves c’è un altro punto d’interesse degno di nota: le piscine naturali. All’ingresso del paese, seguendo la strada per il porto, si trovano queste ex saline oggi usate per fare il bagno, proprio come fossero piscine, alimentate in continuazione dall’oceano. Mi hanno ricordato quelle di Garachico a Tenerife.

Da qui in avanti il resto del viaggio per tornare a sud è praticamente tutto in autostrada, passando per Las Palmas e sotto alle pale eoliche nella zona dell’aeroporto. In pratica tutte le uscite indicate percorrendo la GC1 meritano di essere imboccate per visitare i paesi alle quali portano. Penso a Vicendario, Playa de l’Ingles e Mas Palomas con le sue dune di sabbia del Sahara.

Il giro dell’isola così come l’ho descritto si fa tranquillamente in giornata, mentre volendo visitare le varie località, allora altro che una vacanza, serve trasferirsi in pensione a Gran Canaria.

Idea tutt’altro che trascurabile, anzi direi molto alla moda di questi tempi.

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