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Brandy e Sherry. Sembrano i nomi di due fuorilegge anni venti, in pieno proibizionismo americano… E invece parliamo del petrolio andaluso, i preziosissimi vini del sud dell’Andalusia. Nel triangolo miracoloso fra Jerez de la FronteraEl Puerto de Santa Maria e Sanlucar de Barrameda il sole bacia la terra per oltre trecento giorni l’anno e le distese di vigne corrono fin dove l’occhio non vede più.

La grande tradizione vitivinicola di questa zona è famosa in tutto il mondo, a tal punto che Sherry è la storpiatura di Jerez, indipendentemente dal tipo di vino di cui stiamo parlando. Un po’ come per il Chianti italiano ma esteso a diverse tipologie di vino.

britannici ci avevano visto lungo fin dagli inizi dell’ottocento consolidando la loro partnership con produttori andalusi, come il caso delle cantine Gonzales-Byass, sia come unici titolari, come nel caso della famiglia Osborne. Il principale canale di esportazione per due secoli infatti è stato proprio verso il Regno Unito, dove il vino Sherry è particolarmente apprezzato, e poi allargatosi via via a tutto il mondo.

La mia passione per il Brandy va di pari passo con l’amore per l’Andalusia e la sua frequentazione costante e capillare sia geografica che culturale.

Basta cercare su internet per capire nel dettaglio il funzionamento della produzione di questi vini e distillati e per studiare il sistema di invecchiamento “Criadera y Solera” ma visitare una bodega, cioè una cantina, è tutta un’altra cosa. Ovviamente se si è appassionati il tutto assume un valore esponenziale.

Qua e la si leggono e si sentono diverse versioni relativamente all’invenzione del sistema di invecchiamento. Una di queste versioni riporta ad un inglese (ma guarda un po’…) che sembra averla utilizzata per la prima volta in Sicilia per la produzione del Marsala. In effetti nella categoria dei più famosi vini, denominati liquorosi, i grandi fratelli dello Sherry andaluso sono il Porto e il Madeira portoghesi e proprio il nostro Marsala.

La originale cantina di Tio Pepe

Ma parlavamo di Brandy

Infatti è dal prezioso Sherry che si ricava il Brandy. La procedura prevede una prima distillazione di uve Palomino dal quale si ricava la cosìddetta Holanda, la base alcolica, che mischiata con lo Sherry inizia la sua lunga e nobile maturazione con il sistema Criadera y Solera, esattamente come per i vini.

I Brandy più nobili vengono spillati dalla Solera, la fila di botti che sta più in basso, dopo dodici anni. Abbiamo poi gli O.V. e i P.X. per i quali è prevista una ulteriore fase di invecchiamento di tre anni in botti, sempre di rovere americano dove a loro volta avevano maturato rispettivamente i vini Oloroso Viejo e il Pedro Ximenez.

Esistono poi produzioni ancor più raffinate che prevedono oltre all’invecchiamento nelle botti di vini pregiati anche un leggero taglio con lo stesso tipo di vino.

Infine, i più nobili e costosi, quelli invecchiati in pregiate botti centenarie di Oloroso e inizialmente distillati con i vecchi sistemi originali.

Girando fra le vecchie botti, in ambienti intrisi di odori di legno, di vino e paglia la mente porta con se immagini del passato che raccontano di incredibili storie dentro e fuori le mura delle cantine, quando tutto era un unico mondo unito nel segno della tradizione.

Il metodo di invecchiamento usato per lo Sherry e per il Brandy è filosoficamenteassai nobile e simbolicamente pregno.

Le file di botti sono tre: la giovinezza, la maturità ed infine la vecchiaia colma di saggezza. Gli strati superiori si mettono a disposizione di quelli inferiori, lavorando con pazienza per rendere onore alla precedente generazione. I frutti di tanto tempo e lavoro vengono raccolti dalle Soleras, le botti a terra, quelle che contengono la testimonianza e che reggono il peso delle generazioni più giovani.

Mi piace avere questa visione, nobile e generosa, all’altezza dei prodotti e della terra di cui sto parlando.

Sherry Osborne
Brandy Lepanto
Sherry
Osborne
Gonzales Byass
rotate

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