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La costa della Liguria è famosa per i suoi cinque borghi marinari, incastonati all’interno di un golfo frastagliato, sormontato da dolci pendii coltivati a vigneti. Sono le cosiddette Cinque Terre, ossia i villaggi di Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore.

Questa è una delle regioni più panoramiche dell’intera penisola italiana. Ma i viaggiatori che arrivano da queste parti, dopo aver visitato le Cinque Terre, restano affascinati da una località che per bellezza e fascino forse è una delle mete più straordinarie di tutta la penisola italiana. Si tratta di Porto Venere, il cui nome ha una storia che va raccontata.

La storia di Porto Venere

Fu chiamata così per un tempio dedicato alla dea della bellezza, che era ubicato in passato da queste parti. Il nome deriva dal mito di Venere Anadiomene, attributo dato alla divinità in quanto nasceva dalla spuma delle onde. Porto Venere affaccia sul Golfo dei Poeti, nome sicuramente più suggestivo del golfo della Spezia. A chiamarlo così fu il commediografo Sem Benelli. Ma sia prima che in seguito sono stati tanti gli artisti che hanno stabilito la loro dimora in questa baia. Pittori, poeti, registi e scrittori venivano qui a cercare la tranquillità e forse l’ispirazione.

Non è un caso che la località sia stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, al pari delle Cinque Terre e delle isole Palmaria, Tino e Tinetto.

Porto Venere fu edificata dagli antichi romani, intorno alla metà del primo secolo, ma in seguito alla caduta dell’impero romano d’Occidente diventò una base militare della marina bizantina. Solo nel XII secolo fu annessa dalla Repubblica di Genova.

Porto Venere e dintorni

Una delle caratteristiche più famose di Porto Venere sono le abitazioni. I palazzi infatti si susseguono senza soluzione di continuità, ciascuno con un colore differente. La visione d’insieme farebbe la gioia di un pittore.

Sono i colori delle case, gli edifici medievali a strapiombo sul mare, le grotte scavate dal mare nelle falesie e la macchia mediterranea fitta sulle isole, i tratti distintivi di questo gioiello del golfo.

Di fronte a Porto Venere, separata da un tratto di mare chiamato La Bocche, c’è Palmaria. È la più grande delle tre isole del golfo, le altre due si chiamano Tino e Tinetto.

Nonostante sia molto piccola è piena di attrattive ed è molto varia dal punto di vista paesaggistico. Sulla parte rivolta verso il golfo cresce una fitta macchia mediterranea; la zona opposta, esposta al mare aperto, è costituita da falesie a strapiombo in cui ci sono grotte di straordinaria importanza.

Tra queste meritano di essere citate sia la grotta azzurra sia la grotta dei colombi, dove sono stati trovati reperti appartenenti all’epoca del Pleistocene. L’accesso a quest’ultima è possibile solo calandosi con una corda dalla sommità della falesia; l’ingresso infatti è ubicato a trenta metri d altezza sul pelo dell’acqua.

La grotta di Byron si trova ad ovest di Porto Venere. Porta il nome del poeta inglese che veniva da queste parti per nuotare. Esiste anche un aneddoto che vira verso la leggenda. L’autore del poema “Il pellegrinaggio del giovane Aroldo”, era un amante dell’esercizio fisico, ottimo nuotatore oltre che pugile di buon talento.

Si racconta che una volta abbia percorso un lungo tratto a nuoto per raggiungere il suo amico, il poeta Shelley che risiedeva a Lerici.
La grotta, profonda circa venti metri, ha un meraviglioso fondale di sabbia in cui si mimetizzano le sogliole e le seppie. Dunque, oltre che una meta di pellegrinaggio per quanti amano la poesia di Byron, è anche una destinazione gradita agli appassionati di immersioni. Non solo il fondale ma anche le pareti della cavità sono ricchi di una fauna marina variegata.

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Le bellezze artistiche di Porto Venere

Affacciato sul centro storico della cittadina c’è il castello Doria, costruito dai genovesi tra il XII e il XIV secolo. Era un’opera destinata alla ricchissima famiglia Doria, una delle stirpi nobiliari più importanti del nostro Paese. A nord l’edificio è collegato al centro storico dalle mura cittadine, punteggiate da torri quadrangolari. La recinzione del borgo s’interrompe con la Porta Januensis, edificata nel 1113, mentre le torri sono del 1161.

Salendo fino al castello, oltre al panorama, si può godere della vista della chiesa gotica di San Pietro, che sorge su un promontorio fatto di roccia a picco sul mare. È uno dei luoghi più suggestivi di tutta la regione. L’edificio sacro fu realizzato nel XIII secolo sul sito di una basilica paleocristiana, di otto secoli più antica. Sulla destra sorge invece la chiesa paleocristiana, edificata in marmo nero proveniente da Palmaria. La parte più nuova risale al XIII secolo ed è riconoscibile per le fasce di marmo bianco e nero.

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Il miracolo della Madonna Bianca e altri racconti

Era il 1399 quando un tale Luciardo stava pregando davanti ad un’icona della Vergine. Nella stessa stanza tuttavia c’era un’altra e più antica effigie sacra. Era arrivata dal Libano ed era tutta annerita. Mentre l’uomo pregava si accorse di qualcosa di strano. La figura della Madonna cambiava sotto i suoi occhi.

La madre di Gesù stava congiungendo le mani e invitata l’umanità intera alla preghiera. La notizia si diffuse e iniziò un pellegrinaggio a casa di Luciardo. Ancora oggi quell’evento, che fu anche certificato da un pubblico ufficiale, viene ricordato e celebrato il 17 agosto. Il luogo della commemorazione è la chiesa di San Lorenzo, che fu costruita circa due secoli prima, tra il 1118 e il 1130.
Al tramonto, invece, inizia la processione che percorre le vie del centro storico e finisce il suo itinerario di adorazione in piazza San Pietro.

Che Porto Venere sia circondata da un’oasi naturalistica protetta è testimoniato dal fatto che ogni tanto si verificano eventi che meravigliano persino gli studiosi. Accade per esempio che da qualche anno all’interno di una barca di legno nella località dell’Olivo, arrivino puntualmente a nidificare due animali molto rari da queste parti.

Si tratta di due esemplari di sula. Sono uccelli marini simili ai gabbiani ma con le zampe incredibilmente azzurre. È la prima volta che un evento del genere si verifica in Italia, perché le sule non nidificano mai nel Mediterraneo.

Recentemente è nato il loro primo pullo, come viene chiamato il piccolo di questa specie selvatica. I due uccelli sono diventati un’attrazione turistica, il consiglio dunque è di ammirarli da lontano, per non metterne a rischio l’incolumità.

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