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Ateleta (AQ) 760 m.s.l.m.

Cosi recitavano i testi sulle cartoline nei miei ricordi da bambino.

Terra di lupi e di orsi, di natura estrema e di fatica. Terra del mio altro cinquanta per cento di sangue che ho nelle vene.

Siamo in Abruzzo nella Val di Sangro, al confine col Molise, in luoghi da sempre ostili all’uomo, in un’area oggi di raccordo tra il Parco Nazionale e quello della Maiella. La storia di questo paese è tutto sommato recente ma per nulla scontata. Nato sotto il regno di Napoli e quasi completamente distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Grandissimo fornitore di manovalanza, soprattutto per gli Stati Uniti d’America, terra cui Ateleta è indissolubilmente legata. Una delle tante testimonianze è rappresentata da forme di associazionismo americano come questo: Ateleta Women’s Society di Pittsburgh in Pennsylvania. Cito anche il prof. Nicholas P. Ciotola che ha scritto un libro nel quale viene ben documentata la storia degli  abruzzesi emigrati negli States, in particolare degli ateletesi. Con Ciotola ho in comune l’anno di nascita e una parte di sangue e mi entusiasma molto il fatto che qualcuno della mia età spenda la sua vita in questo tipo di ricerca.

Ateleta
Ateleta vista dall’alto

E ancora oggi i giovani partono per altri mondi, alcuni restano a ciondolare ed altri investono su se stessi e nel mondo dell’impresa. Purtroppo alcuni partono per l’altro mondo…
E’ come se, nascendo in un posto in cui la natura ha così tanto da dare, ci fosse un prezzo particolarmente alto da pagare mentre in altri luoghi, geograficamente meno felici il prezzo per una vita vissuta male fosse già sufficientemente alto. Mi viene da pensare che le disgrazie, le tragedie, sembrano essere distribuite con questa logica di scambio così perversa…

Ateleta ha un territorio disseminato di frazioni, alcune delle quali composte in realtà da poche case altre delle quali sono dei piccoli paesi. Come nelle società più “metropolitane” anche qui vige la regola del “cittadino” ateletese e del “paesano” delle frazioni. Nel 2011 ci fu una bella festa per il bicentenario della fondazione del paese e, per l’occasione, arrivarono parecchi emigrati d’America. Dopo la celebrazione partimmo tutti insieme su un piccolo bus che ci portò in visita nelle frazioni. La cosa che più mi colpì fu sentire i racconti emozionati di persone che ricordavano situazioni di quarant’anni prima: “Li c’era quello e la quell’altro, la dietro andavo a prendere l’acqua e qua c’è ancora la stalla di mio nonno”. Spesso questi aneddoti venivano riportati davanti a casolari completamente abbandonati rendendo necessari vari sforzi di fantasia per immaginare tutto ciò che sentivamo. Ho già raccontato di qualche paese abbandonato e  le considerazioni finali che faccio valgono anche per Ateleta.

Ateleta
Ateleta
Ateleta case della madonna
Case delle Madonna

Ricordo poi i volti di questa terra: Salvatore  e i suoi incredibili occhi azzurri, il Terence Hill della Val di Sangro che si accompagnava sempre al suo cavallo.
Ricordo Panfilo, detto Pampanucc’ e le sue mani grandi e callose, caratteristica in vero molto comune fra gli uomini della zona, segno di un rapporto molto intimo e diretto con la natura…

Non dimenticherò mai neppure gli occhi azzurri e vispi di Oriente, uomo tanto piccolo quanto forte.

Ognuno di questi uomini appartiene al mio passato e ognuno di loro mi ha lasciato un ricordo che li accomuna tutti: la stretta di mano e lo sguardo con quella luce negli occhi che dice molto più di qualsiasi parola. Quando pochi anni fa morì mio nonno ebbi l’occasione di sperimentare questi due aspetti in modo massiccio e diretto grazie al contatto con decine di anziani venuti per l’ultimo saluto a Peppin’ du Frallar’.

Uomini di montagna, uomini difficili da stancare o da spaventare ma anche teste dure e ostinate fino al torto. Insomma degni rappresentanti del genere umano in simbiosi con l’habitat di orsi e lupi.

Guardo mia madre negli occhi e ricordo mio nonno e poi gli altri personaggi che popolano la mia memoria e capisco un po’ di più del perché a volte sono così. Ostinato, testardo e misantropo. Allora guardo meglio nello specchio e vedo l’orso insieme al lupo e sullo sfondo un magnifico e denso paesaggio: il mio angolo d’Abruzzo.

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