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Ero stata a Chicago, o meglio in un sobborgo residenziale, per incontrare dei cugini per un mese nel 2007 e la prospettiva di tornarci nel 2017 mi aveva attratto solo a metà. E invece… tutto quanto ricordavo era ancora più bello, più nuovo, più affascinante.

Ovviamente il waterfront del Lago Michigan è grandioso, un mare d’acqua che ti accompagna lungo chilometriche passeggiate, fiancheggiato dai primi grattacieli degli USA, e dagli ultimi nati, sempre più alti, più lucenti, più avveniristici. Ma la vita “al piano terra” è ugualmente vivace nei parchi immensi e pieni di gente e nei viali dello shopping con i negozi dei migliori brand internazionali. Il caratteristico bean, il fagiolo chiamato “Heaven’s Gate”, Il cancello del paradiso, è sempre luccicante, uno specchio gigante della vita lì intorno. Di fronte all’auditorium disegnato da F. Gehry, un incastro di nastri d’acciaio, una folla di persone  passeggia, corre, gioca con i familiari, si specchia sulle superfici riflettenti e gioca con gli effetti ottici.

Per non parlare della metropolitana sopraelevata, una struttura impressionante di travi metalliche e rotaie che permette di osservare la città dall’alto. Le linee si intersecano e entrano come in un Luna Park dentro le vie, rasentando gli edifici e richiamando alla memoria gli effetti speciali del film di Fritz Lang, Metropolis. Queste imponenti strutture in ferro ritornano nelle strutture degli innumerevoli ponti sul fiume, caratteristici nel loro colore rosso scuro.

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Ecco, proprio il fiume questa volta è stato la vera sorpresa. Ho osservato il Chicago River e i suoi ponti, i suoi battelli e i water taxi passare maestosi solcandone le acque, insieme con numerose altre barche di ogni dimensione, compresi eleganti yachts. Il lungo fiume offre piacevoli angolini dove riposarsi e guardare il movimento incessante di persone sui ponti e di imbarcazioni nel fiume. 

 Spesso la pausa pranzo tra una visita e l’altra si è consumata proprio cosi, con in mano una vaschetta di pollo e insalata acquistata al supermercato Seven/Eleven e l’immancabile bicchierone di caffè.

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L’altra Chicago è quella super elegante di Oak Park, dove il famoso architetto Frank Lloyd Wright ha costruito la sua casa-studio, un quartiere signorile dove il mondo sembra appartenere ad un’altra realtà. (Non per nulla qui viveva la famiglia Obama prima di approdare alla Casa Bianca.) Passeggiando per i viali tranquilli e silenziosi, dove le auto rallentano e dove alberi e aiuole fiorite sono ovunque, si notano ville in mattoni e legno, ad un piano, con terrazzi e pergolati, il giardino di fronte estremamente curato con un prato color verde tenero. Sono le Prairie Houses, le case della Prateria, cosi chiamate perché un tempo questa zona era appunto deserta e selvaggia.

Tra queste ecco l’ultima sorpresa, la casa natale di Hemingway, dove un affabile custode la apre nonostante non fosse orario di visita e illustra ogni oggetto e quadro con estremo rispetto e amore. Grazie, guida sconosciuta e gentile.

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